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MOTIVI DI ATTACCO ED ORGANI SENSORI DEI PESCI

16 gennaio 2016
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La pesca è fatta di tante cose ed è una sfida che si rinnova ogni volta che andiamo per mare; proprio per questo pescatori non ci si improvvisa. Certamente passione ed entusiasmo sono molto importanti, ma non bastano. Solo con il tempo si possono acquisire certe capacità e riconoscere le zone dove vivono e come si comportano i pesci. Il tempo necessario ad immagazzinare informazioni che poi ci daranno una casistica, tutta a nostro vantaggio, può essere accelerato facendo qualche ricerca nel campo della biologia marina. Un giorno un pescatore di coffe finlandese notò un pesce attaccare ripetutamente un pezzetto di legno sballottato dalle onde. Dall'osservazione di questo evento nacquero i più famosi ed imitati artificiali corredati di paletta per l'affondamento ed il nuoto a guizzo. Era il 1936, il nome di battesimo di quel pescatore era Lauri, il suo cognome diventerà leggenda e conosciuto da tutti i pescatori di traina e spinning del mondo. Ma cosa aveva spinto quel pesce ad attaccare un pezzetto di legno? In altre parole, quali sono i motivi che spingono un pesce all'aggressione? 1) istinto di predazione ovvero la lotta per la sopravvivenza. Con la pancia piena il pesce si assicura le energie necessarie a fronteggiare avversità e si prepara alla competizione con i suoi simili nel periodo di accoppiamento. 2) istinto di territorialità ovvero la difesa del territorio. Atteggiamento acuito al massimo nel periodo di riproduzione. E' il motivo principale (insieme alla curiosità) che ha procurato sorprese a molti trainasti che hanno visto le loro esche vive attaccate da grossi esemplari di pesci non predatori, come grosse orate, pagelli, ecc.. 3) istinto di curiosità ovvero di una cosa banalissima ma di cui i pesci sicuramente sono in possesso. Non avendo le mani usano la bocca, e più in generale il muso, anche come organo di tatto e conoscenza di un oggetto che li incuriosisce (un po' come fanno i bambini), ciò è emerso da studi fatti da una università californiana. Questo spiegherebbe il perché di pesci allamati da artificiali esterni alla bocca. Ma vedremo poi che in questi casi gioca anche il fattore vista con la visione monoculare e binoculare dei pesci. 4) istinto di competizione alimentare ovvero la corsa a chi addenta per primo spinto da altri esemplari che inseguono. Questo comportamento è proprio dei pesci che cacciano in branco ed è il motivo principale per cui abbandonano ogni comportamento di prudenza e cautela entrando in "frenesia alimentare". Un giorno ho scorto degli esemplari di tonno che sono stati in scia interminabili secondi aprendosi e chiudendosi in formazione, senza decidersi ad attaccare. La mia velocità non era adeguata agli artificiali, ho accelerato di colpo ma il capo branco non ha abbandonato la sua cautela (aveva avuto modo di studiare l'esca e qualcosa non lo convinceva). Allora ho decelerato per un attimo e poi ho affondato la manetta. Questo improvviso scatto delle esche ha spinto i pesci in seconda fila a tentare di superare il primo. Solo allora il capo branco vistosi decisamente pressato ha attaccato l'esca, abbandonando ogni incertezza. Gli altri componenti allora si sono aperti sulle esche laterali facendo cantare quattro cicalini…….che sinfonia per le nostre orecchie. Gli organi sensori dei pesci - vista : gli occhi dei pesci non hanno pupilla, che è un sistema di adattamento alla luce. - tatto : è dato dalla linea laterale che è collegata attraverso terminazioni nervose all'orecchio interno. - udito : i pesci non sono in possesso di un udito come lo intendiamo noi ma percepiscono tramite l'orecchio interno gli stimoli trasmessi dalla linea laterale ( es. le vibrazioni). - olfatto : è situato nelle narici ed è molto sviluppato. I pesci hanno una forte memoria olfattiva che li porta in luoghi dove hanno già incontrato cibo. - gusto : hanno papille gustative nella cavità boccale, sul muso ed ai lati della testa. L'organo più usato da un predatore per l'attacco e sicuramente la linea laterale. Essa è formata da canali longitudinali ricchi di muco passanti sotto pelle, comunicanti con l'esterno (acqua) e collegati a terminazioni nervose dirette verso la testa fino ai labirinti dell'orecchio interno. Attraverso questo complesso organo i pesci percepiscono vibrazioni, variazioni di temperatura e pressione; correnti marine e campi magnetici. Abbiamo detto che invece la vista non è eccezionale. Infatti i pesci non hanno la pupilla che è un sistema di adattamento alla luce (funziona come il diaframma nella macchina fotografica allargandosi e restringendosi a secondo dell'intensità luminosa); quindi vedono meglio con luce fioca. Poi sono ipermetropi (vedono meglio da lontano che da vicino) ed il loro campo visivo arriva fino ad una decina di metri. Si aggiunga che la posizione laterale degli occhi gli impediscono una visione corretta e precisa. Infatti i pesci hanno due tipi di visioni: una monoculare ed un'altra binoculare. La visione binoculare orizzontale è certamente più nitida ma ha un cono molto ristretto, non più di trenta gradi, e nei primi centimetri davanti al muso non vedono affatto per la posizione laterale degli occhi (disegno n1). Per vedere un oggetto negli ultimi centimetri di avvicinamento devono girarsi ed inquadrarlo con un solo occhio. Questa visione che è la monoculare ha un ampio angolo,fino a 150 gradi (dis.1), ma essendo data da un solo occhio è poco nitida. La migliore visione i pesci ce l'hanno se un'esca gli passa sopra. La visione verticale è binoculare, più nitida, e di ampio angolo fino a 100 gradi a forma di cono rovesciato (dis.2). Per quanto riguarda la percezione dei colori l'argomento è molto ampio ma cercherò di semplificarlo al massimo. Non tutti i pesci percepiscono i colori, alcuni ne vedono una parte e tra quelli che invece li vedono completamente sicuramente non hanno una visione come noi la intendiamo fuori dell'acqua. La visione dei colori, oltre che essere influenzata da particolari recettori posti nella retina, muta notevolmente con la profondità fino alla scomparsa, a secondo della temperatura, della salinità e delle particelle in sospensione. Tutte queste cause cambiano la propagazione della luce ed i primi colori a mutare sono quelli dello spettro dei rossi fino agli ultimi che appartengono allo spettro dei blu. Gli occhi dei pesci come quello di tutti gli invertebrati hanno due recettori : le cellule a cono e le cellule a bacchetta. Le cellule a bacchetta sono i recettori dominanti nella visione notturna, non individuano i colori ma hanno una forte percezione della visione del movimento e del contrasto. Le cellule a coni sono i recettori dominanti nella visione diurna e dei colori. Noi umani vediamo i colori perché la nostra retina contiene tre differenti tipi di coni, rosso, verde e blu, chiamati cosi dal colore che più assorbono. Noi non vediamo raggi di luce più lunghi (lunghezza d'onda), come gli infrarossi come pure quelli più corti, gli ultravioletti. Tra i pesci che vedono i colori ci sono alcuni come le trote che hanno tre recettori a coni ed hanno una visione molto simile alla nostra (considerando per simile la nostra visione sott'acqua). Altri pesci invece hanno solo due coni (rosso e grigio) ma vedono gli ultravioletti. Altri ancora, come il marlin striato, hanno tre tipologie di coni, come noi, ma molto ristretti (non vedono le gradazioni ) e tutti e tre sensibili solo al blu ed al verde. Il marlin striato non vede i rossi e gli ultravioletti, ma cosa strana quando è eccitato gli compaiono sul dorso delle fasce verticali che hanno sfumature ultraultraviolette, colore molto ben visto dalle sue prede preferite, i makarel. La visione del movimento, che è data dai recettori a bacchette, per un predatore è la più importante. In altre parole un predatore deve vedere un oggetto in movimento per considerarlo una potenziale preda. Gli uomini misurano la visione del movimento intorno ai 50/60 cicli al secondo. I pesci in generale hanno questa frequenza molto più bassa, eccetto i predatori che ce l'hanno molto vicina alla nostra. Inoltre la frequenza della visione del movimento è influenzata dalla temperatura corporea. Una grande parte di predatori, a differenza di molti altri pesci, riescono a mantenere la temperatura corporea più alta dell'acqua circostante. Questo è un bel vantaggio per i predatori in caccia, in quanto vedono molto meglio delle loro prede in acque più fredde. In particolare lo spada ha un organo, molto simile ad una membrana, che gli protegge occhi e cervello. Questo gli permette di avere una visione del movimento 12 volte migliore a 100 mt. e 7 volte migliore a 300 mt., rispetto alle sue prede. In definitiva c'è da considerare che i pesci in alcuni comportamenti non sono differenti da altre specie e da noi uomini. Incontreremo i più pavidi ed i più coraggiosi, i sani ed i malati, gli imprudenti ed i sospettosi. A volte pesci più piccoli ma più giovani combatteranno più energicamente di altri. Questo anche a seconda della temperatura dell'acqua e da dove sono allamati, oppure se combattuti di giorno o di notte (vedi spada)! Il mondo marino, come tutto in natura, è complesso ed immenso . Per Folco Quilici è il "sesto continente", per Moitessier era "il Grande Capo", per il più erudito dei biologi è ancora da studiare ed osservare…… per noi pescatori è una grande e continua sfida. E' bene formarsi le proprie convinzioni e teorie ma dobbiamo essere pronti e disponibili a cambiarle se necessario perché il mondo marino è un meraviglioso equilibrio in continua evoluzione ed espansione. Quante volte siamo usciti per mare certi di poter ripetere l'ultima fortunata e ben riuscita pescata ? E quante volte ciò si è avverato? Questo dimostra che situazioni identiche a mare è difficilissimo trovarle. Situazioni simili è più probabile, ma di certo la regola sarà il cambiamento o meglio l'evoluzione. Quando incontreremo qualcuno che vorrà farci credere di sapere tutto, ma proprio tutto, sulla pesca continuiamo dritti per la nostra strada perché questa sua convinzione, presuntuosa e sbagliata, non gli permetterà più di migliorare!! Igfa capt. Salvatore Mele www.chartercatamarano.it