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VERTICAL JIGGING

16 gennaio 2016
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Della traina, sia con artificiali che con il vivo, l'aspetto che più mi attrae ed affascina è quello di sentirmi predatore in caccia; navigare per andare a scovare le mie prede. Acuire i miei sensi per ottenere un buon risultato mi astrae da tutto e tutti, dai miei problemi e progetti futuri. Sono sospeso tra pensieri che passano ma non stazionano, non mi affliggono ne tormentano, solo scorrono come il mare sotto la carena della mia barca. Un buddista direbbe che sto meditando; invece è solo pesca : un virus che quando ti prende è difficile che ti molli. E pensare che proprio in oriente sboccia la nostra ultima passione: il vertical jigging. In una uscita a traina si possono ispezionare 3,4 forse 5 posti al massimo con il vertical quando esco ispeziono 16 anche 18 posti, calo solo dove l'eco mi mostra qualcosa di interessante e dopo qualche jiggata via a tutto motore sul prossimo waypoint, accorciando al massimo i tempi morti. Mi sono chiesto più volte senza darmi una risposta, come possa essere stata concepita nel mistico oriente una pesca così frenetica. I pescatori subacquei in apnea riescono a diventare parte integrante del paesaggio marino cadendo “a foglia morta” sul fondale ed effettuando lunghi aspetti , solo così possono vincere la forte diffidenza di dentici e cernie che li considerano appunto “ parte del paesaggio marino”. Questi predatori territoriali abituandosi alla loro presenza e non considerandoli più intrusi si avvicinano e si lasciano ingannare .Il nostro jig invece deve fare l'esatto contrario; non deve mai diventare parte del paesaggio marino ma solo un elemento disturbatore ,solo così verrà attaccato. Per questo motivo se il nostro jig non viene attaccato dopo le prime jiggate, anche schizzando molto vicino alle nostre prede, insisto solo un poco per appagare ogni mio dubbio ma poi cambio decisamente posto evitando che la mia esca diventi parte integrante del paesaggio marino perdendo ogni velleità. Inoltre nella traina con il vivo e piombo guardiano sono arrivato ad accorciare di molto il terminale per ispezionare meglio le scadute quando vado a pesca di predatori stanziali, ciò sicuramente disturba il passaggio della mia esca ma non c'è altra soluzione. Il vertical invece, rispetto alla traina che agisce in orizzontale , è una tecnica micidiale per i predatori stanziali perchè va a sondare tutti gli anfratti, fosse e risalite millimetricamente. Cambia tutta la geometria di pesca anche nel recupero, dove il pesce si trova già in tiro verticale e quindi gli riesce difficile organizzare una difesa valida mettendo testa sotto. Quasi tutti i trainasti hanno avuto la sventura di perdere pesci che riescono a raggiungere anfratti rocciosi dopo una furiosa fuga. Visto che nel vertical tutte le nostre preoccupazioni sulla visibilità vengono annullate da un corretto movimento della nostra esca potremo sovradimensionare i nostri terminali avendo cosi la possibilità di ferrare i pesci a frizioni molto serrate, Quindi senza cedere un centimetro di filo se il pesce è allamato in bocca e le sue dimensioni lo permettono le porteremo a bordo senza difficoltà. Se invece le nostre prede saranno allamate esternamente la bocca, come spesso accade avremo un forte rischio di stracciare le loro carni e perderle . Loro sicuramente faranno tesoro di questa esperienza e la stamperanno a caratteri cubitali nel proprio DNA. Portare a bordo prede veramente grosse e potenti come ricciole e tonni rossi di taglia senza cedere filo sarà molto difficile se allamate esternamente la bocca e noi non potremo mai sapere questo particolare prima di averle a bordo. Quindi se avremo ferrato un pesce di taglia, a mezz'acqua come sempre accade per tonni e ricciole degne di questo nome, meglio dargli un po' di sfogo, mai troppo ma quel tanto che basta, diminuendo l'attrito della frizione. Ora proviamo a fare un'altra considerazione cercando di entrare nei comportamenti di una delle nostre prede. Il mondo marino è meraviglioso. Dopo l'ultima perturbazione la luce del sole è filtrata ed ovattata riscaldando di quasi mezzo grado il termoclino. Pinneggio tranquillo vicino al suo limite con i miei compagni , un gruppo di quasi venti individui di ricciole tra i 10 e 15 chili. Siamo su un fondale fangoso con scogli sparsi che scade fino a 90 mt….con i miei compagni abbiamo appena finito di serrare e subito dopo mangiare un folto branco di sugarelli. Abbiamo la pancia piena ed ora ci basta seguirli a debita distanza per poi quando ne avremo voglia tornare ad attaccarli. Mentre siamo intenti in questa tranquilla operazione vediamo un calamaro con due strani uncini ,uno nel cappello ed un altro nei tentacoli, sembrerebbero ferite di vecchie battaglie con qualche mio simile……..peccato penso ,sarebbe una facile preda così ferito; ah, se solo fosse passato qualche minuto fa. Non ho voglia di inseguirlo, meglio fare tesoro dell'alimentazione fatta dieci minuti fa e trasformarla in accrescimento corporeo per diventare più forte e predominante sugli altri individui del branco. Mentre penso ciò un altro mio compagno scatta verso il calamaro……ma non lo mangia….quasi ci gioca dandogli delle musate. Che stupido penso, non diventerà mai un capo branco; consumare energie che si sarebbero trasformate in accrescimento solo per giocare e non per attaccare. Io non sprecherò mai energie così stupidamente e sarò in prima fila quando ritorneremo all'attacco dei sugarelli . Poi quasi a distrarmi dai miei progetti di potere sul branco vedo dei lampi a meno di 3 metri da me , schizza in verticale qualcosa….mi disturba. Non penso sia una minaccia. Ma via dal mio territorio! Tra poco rincomincerà il banchetto sui sugarelli. Non vorrà rubarsene qualcuno? Poi i piccoli sono così veloci e frenetici , potrebbe mettere in allarme il branco di sugarelli che stiamo seguendo……..ho deciso lo attacco ma solo per scacciarlo…parto,poi mi fermo, lo vedo ricadere e prima che riparta gli ho gia dato una musata per stordirlo….ma aiiiii..che mi tira.. è forte questo, ma che è? ……aiii…..non riesco a portarlo giù. Quanta luce sono abbagliato, e quell' ombra? Devo riguadagnare fondale. Non ci riesco è finita!! Sento dei rumori e strane sagome contro luce sono riflesse nei miei occhi…….Sento rumori mai sentiti prima <PASSAMI IL RAFFIO E' UNA BELLA RICCIOLA …BEL PESCE ..SARA' INTORNO AI 15 kg>.. Non riesco a respirare. Ahh…. se solo potessi tornare indietro , certo non mi farei ingannare pi..ù..ù… E' questo l'asso nella manica del vertical jigging un po' come in tutte le altre tecniche che usano esche artificiali mosse a velocità giuste,stimola i predatori anche quando non hanno fame agendo sulla loro territorialità e curiosità , innescate dalla loro visione del movimento( ved.motivi di attacco ed organi sensori dei pesci). Bisogna anche dire che tutte le tecniche hanno il loro valore ed il loro fascino. Che sarebbe la traina con il vivo se non avessimo prima preso confidenza con l'attrezzatura e con una buona visione dei fondali andando prima a traina con gli artificiali? E che pescatori saremmo se dopo un improvviso strike, tra lo stridere del cicalino ed il tumulto creatosi a bordo non avessimo imparato a controllare le nostre emozioni per assecondare bene il pesce e non perdere il contatto con la preda nel pieno delle sue energie? Il cerchio ha sempre la sua chiusura e la sua circonferenza è composta da infiniti punti. Ogni punto è una nostra specifica conoscenza e per conoscerli tutti dovremo intersecare la circonferenza infinite volte. Solo così potremo avere la percezione dell'insieme . Per la pesca , come per tutta la realtà che ci circonda sarà uguale. Non esistono settori a se stanti e non collegati al tutto in modo armonioso e graduale. Anche il caos ha le sue leggi che lo regolano e noi dovremo avere sempre nuove conoscenze da mettere a frutto per avere una visione d'insieme che ci indicherà dove,come e quando andare ad insidiare le nostre prede preferite. Igfa capt. Salvatore Mele www.chartercatamarano.it